martedì 21 maggio 2013

R2 - 10/5/13 -La ragazza americana che ha sposato la Jihad -

Katy  dal sogno americano  al terrorismo

Di Vittorio Zucconi

Era la ragazza della porta accanto
Fino all’incontro con Tamerlan
l’attentatore di Boston: si innamorano
si sposano e lei diventa salafita
“Sono finalmente io”, diceva alle amiche
Poi le bombe della maratona mandano
in pezzi anche il suo viaggio nel buio


Faceva già molto caldo a Boston, quasi 30
gradi con l’umidità dell’Atlantico, nella
moschea senza condizionatore, quella
mattina del 21 giugno 2010 quando
Katherine Osborn Russell, la ragazza del-la porta accanto di ogni telefilm americano, attra-versò il ponte sospeso sul vuoto della sua nuova vi-ta di moglie. Accanto a lei con il capo coperto dal-l’hijab bianco, alto e bello e bruno e misterioso co-me le era tanto piaciuto, Tamerlan Tsarnaev ascol-tava l’imam Talib Mahdi della moschea Masjid al-Qur’aan pronunciare le formule del matrimonio
islamico. Per tre volte, Katherine e Tamerlan ripe-terono in arabo “qabul hai”, accetto, alla presenza
dei due testimoni richiesti. L’imam Talib fece gli
auguri di rito e in appena  un quarto d’ora il signo-P
erché il viaggio che aveva
portato Katy dalla casa di
legno e mattoni fra platani,
azalee e magnolie dove era
nata 21 anni prima, al
“nikkah”, al matrimonio musulma-no, era uno di quei viaggi al centro
dell’animo umano che nessun navi-gatore satellitare può misurare.
L’America, o meglio gli Stati Uni-ti d’America, sono, dall’alba della
propria esistenza, la terra della
“reinvenzione” e della metamorfosi
degli uomini. In essi, chiunque può
ricostruirsi un’idea di sé, inventarsi
una vita come il “Grande Gatsby”.
Ma la reinvenzione non garantisce
un risultato migliore dell’originale.
Promette soltanto un uomo e una
donna diversi, tanto diversi come
Katherine Osborn Russell la “farfal-la sociale”, secondo la maliziosa de-finizione delle compagne di liceo, la
ballerina nell’ensemble della scuo-la, la figlia del dottor Russell, la ra-gazzina che sognava di entrare nei
“Corpi della Pace” e di «migliorare il
mondo, invece di lamentarsi», era
dalla signora Katy Tsarnaev, musul-mana salafita convinta, moglie forse
inconsapevole di un sospetto stragi-sta. Donna che si era scoperta, alla
matura età di anni 21, aliena al mon-do che l’aveva cresciuta, al culto del-l’ American Way of Life, che l’aveva
vista accendere candeline e mor-morare formule compunte a ogni
anniversario dell’11 settembre.
Intuire il viaggio personale che
aveva portato il marito Tamerlan
dalla Cecenia, dal Daghestan, dal
Caucaso, da quella città di Makha-chkala conosciuta in Italia soltanto
dai tifosi dell’Inter perché finì a gio-carci il grande attaccante Eto’o è re-lativamente possibile secondo il
percorso della radicalizzazione fon-damentalista e del rigetto di una cul-tura troppo diversa dalla propria.
Seguire il tragitto di Katherine la bel-la ragazza privilegiata dal Rhode
Island alla casupola sgangherata
con le finestre crepate, i rottami di
una vita nel cortile, il tetto che perde,
dove viveva mantenendo il marito
perdigiorno con il suo assegno di di-soccupazione e lo stipendiuccio di
assistente sociale, presenta rischi
micidiali di superficialità e di equi-voci.
Di lei sappiamo (quasi) tutto.
Non si vive per 17 anni in un sobbor-go molto per bene di Providence, es-sendo figlia di un medico importan-te, capo della medicina di emergen-za all’ospedale, e di una infermiera
diplomata, tutti e due prodotti della
augusta università di Yale (la stessa
del clan Bush e dove i Clinton si in-contrarono) senza lasciare chiare
tracce. Era stata una bambina mo-dello, ottima a scuola, meno al liceo,
dove eccelleva in arte, danzando e
vincendo anche concorsi statali di
disegno. Aveva amici e amiche. Non
era quella lupa solitaria e osteggiata,
situazione che a volte spiega meta-morfosi violente. Era abbastanza
graziosa, senza essere troppo “hot”,
come si dice nel gergo, troppo “ro-vente” per attirare ragazzi senza
scatenare gelosie di ragazze. Per
nulla stravagante nell’abbigliamen-to, ricordano i vicini e le compagne.
Jeans, t-shirt, gonne anche corte ma
non aggressive. Il ritratto della pro-spera banalità e noiosa da “Giovane
Holden”. Avrebbe voluto seguire la
strada del padre, diventare medico.
Ma qui, la strada della “reinven-zione” verso il ponte del matrimo-nio, si biforca. Per il college sceglie
Boston, un’ora e mezza da casa. En-tra alla Suffolk University, nel centro
di Boston, per studiare scienza delle
comunicazioni. In quella univer-sità, che sta a 15 minuti a piedi dal
luogo dell’esplosione, il viaggio di
Tamerlan venuto dall’Asia e di Kate,
si intersecano. Un amico comune li
presenta una sera. Si innamorano.
Lui è tutto quello che la “all ameri-can girl”, la ragazza da telefilm che
adorava  Sex and the City e le scarpe
di Choo non aveva mai visto. Miste-rioso, diverso, acceso da un fuoco
che cominciava a bruciargli dentro,
esotico, lazzarone e pericoloso, co-me una denuncia per schiaffi e bot-te a una sua girlfriend testimoniano.
Lei è “Miss America”, l’incarnazione
di quel popolo, di quella cultura, di
quella diversità che Tamerlan ama-va e odiava a fasi alterne, e che, in lei,
avrebbe finalmente posseduto, ri-plasmandola come un truce Pigma-lione.
Katie lascia gli studi. Padre e ma-dre la ripudiano, stravolti dalla sua
relazione con l’altro mondo e sbi-gottiti dalla mutazione della farfalla
da sobborgo bene nella crisalide ne-ra coperta dal capo ai piedi nei pan-ni che il marito le imponeva. Nelle
rarissime occasioni nelle quali le ex
compagne di college la rividero nar-ravano di un’altra donna, irricono-scibile. «Non sei più tu», le disse Pau-la, che aveva diviso la stanza del dor-mitorio. «Invece adesso sono final-mente io», le aveva risposto lei, dan-doci un indizio sul suo percorso. Era
come se la vita precedente, appunto
alla Scott Fitzgerald, fosse stata una
fiction durata quasi 20 anni e nell’I slam, nella dedizione al marito, nel-lo studio del Libro, nell’accettazio-ne della femminilità islamica avesse
trovato la verità.
Gli investigatori dell’Fbi l’hanno
ormai scagionata da sospetti di
complicità. Le tracce di Dna femmi-nile trovato sui resti delle bombe
non erano suoi. Nella casupola ca-dente non c’erano materiali per
esplosivi. Nel suo computer, i colle-gamenti a siti vicini ad Al Qaeda so-no risultati appartenere a Tamerlan
e tracciabili soltanto a lui. Non ci so-no indizi che lei avesse «cospirato»
con i due fratelli, o con altri, per pre-parare la strage. E ora Katie sta ten-tando di ripercorrere all’inverso
quel ponte che aveva attraversato
nel giugno soffocante del 2010.
Ha ripudiato la vita con Tamer-lan, chiedendo perdono. Ha rifiuta-to di occuparsi del cadavere del ma-rito, lasciato nei frigoriferi della
Morgue per quasi un mese e sepolto
soltanto ieri in un cimitero ignoto. È
tornata nella casa del Rhode Island,
riaccolta come una figliola prodiga
dal dottor Russell e dalla madre, al-l’ombra di quel giardino in fiore nel-la primavera del Sogno Americano.
Nella casa dove aveva vissuto la sua
breve esistenza di moglie è andata
una sola volta, per recuperare il suo
gatto. Rimane musulmana, almeno
all’apparenza, ma i suoi hijab, i suoi
veli hanno preso colori e motivi ben
diversi dal nero d’ordinanza impo-sto dal marito. È uscita due volte con
la sorella maggiore al volante del mi-nivan di famiglia, altro simbolo che
grida “Born in the Usa”, tenendosi in
braccio la bambina, la figlia dell’uo-mo che voleva distruggere Boston e
alla quale un giorno dovrà spiegare
chi era suo padre.
Indossava veli colorati, a mac-chia di leopardo, accettabili nel cul-to, ma civettuoli, molto femminili
ed è andata a comperare cibo mes-sicano da Chipotle, una catena di fa-st food, per consumarlo a casa. Sot-to il foulard e gli occhiali neri da
Blues Brothers, si vedeva il trucco
curatissimo, il fondo ben spalmato,
il rossetto vivo sulle labbra legger-mente dischiuse in un sorriso. Men-tre il padre, bello ciccio a dispetto
della professione nella “E.R.” dell’o-spedale portava fuori il bidone della
spazzatura, salutando felice i croni-sti e i cameramen sempre appostati,
ma sempre meno numerosi.
Il velo della normalità sta riavvol-gendo la vedova di sé stessa. L’Ame-rica che aveva respinto, o forse lei
aveva accettato fino alle estreme
conseguenze della metamorfosi e
della ricerca della felicità la risuc-chia lentamente, la attira su questa
riva del fiume, dopo averla vista at-traversare il ponte. La storia di una
ragazza che aveva voluto sperimen-tare un altro mondo è finita. Comin-cia il cammino di una donna che a 24
anni dovrà tornare bambina per ri-trovarsi americana e ricominciare il
viaggio verso la promessa, in fondo
tanto crudele, della felicità.

Quei suoceri sempre in lite  torchiati dai servizi russi

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