giovedì 16 maggio 2013

R2 - 8/5/13 - Pakistan, La Democrazia riluttante

Autore : AHMED RASHID
LAHORE









Sabato il Paese va alle urne : chiunque vinca, si
troverà di fronte una nazione piegata dall’estremismo
e da una crisi economica dilagante.  Una sfida decisiva
per il futuro della regione e del mondo intero





Il Pakistan sta per affrontare le elezioni più
importanti della sua storia, tali da decidere il
futuro di questa nazione intrisa di sangue,
assediata da molteplici insurrezioni e da un
estremismo islamico per molti aspetti addi-rittura più grave di quello presente in Afghanistan.
L’11 maggio la popolazione eleggerà un nuovo
parlamento e un nuovo governo, incaricati di evi-tare che il Pakistan scivoli nella categoria degli Sta-ti falliti. E anche se ci sono molti attacchi terroristi,
tra i giovani ci sono un enorme entusiasmo e un
grande senso di partecipazione.






I
l mese scorso, settanta fra
candidati, loro familiari o
loro sostenitori sono stati
uccisi in un’ondata di at-tentati compiuti dai Tali-ban pachistani con kamikaze,
autobombe, attentatori suicidi e
omicidi. Altre 300 persone sono
rimaste ferite. Il 3 maggio, il pro-curatore capo del Paese è stato
ucciso in pieno giorno nella sua
macchina nella capitale.
I Taliban pachistani — che so-no distinti da quelli afgani —
hanno giurato di costringere il
governo a cancellare le elezioni,
che considerano non islamiche.
Progettano di rovesciare lo Stato
e nel frattempo hanno preso di
mira tre partiti che considerano
esplicitamente liberali e laici.
Uno è il Partito popolare pachi-stano che ha guidato il governo
negli ultimi cinque anni, a capo

del quale c’è il presidente Asif Ali
Zardari, marito di Benazir Bhut- 



to, assassinata lei stessa dai Tali-ban nel 2008. A causa degli in-cessanti attacchi e della carenza
di leader, i candidati del Ppp vi-vono nascosti e virtualmente in-visibili, pur facendo campagna
elettorale.
I Taliban ormai controllano
ampie fasce del Pakistan nor-doccidentale, in buona parte
abitato dai Pashtun, lo stesso
gruppo etnico che vive in Afgha-nistan e dal quale sono emersi i
Taliban su entrambi i versanti della frontiera. Peshawar, il ca-poluogo della provincia di Khy-ber Pakthunkhwa, è pratica-mente sotto assedio. L’esercito
combatte i Taliban in una valle a
poche miglia dalla città e ha su-bito perdite pesanti cercando di
respingerli. I Taliban hanno an-che ucciso molti leader di spicco
del partito nazionale anti-Tali-ban Awami e decine di altri can-didati.
Tuttavia, il Paese è paralizza-to anche da altre insurrezioni.Nella provincia del Baluchistan i
separatisti baluchi hanno di-chiarato che uccideranno qual-siasi politico locale che si pre-senterà alle elezioni e hanno già
colpito numerosi candidati di
primo piano. I separatisti vo-gliono l’indipendenza della pro-vincia dal Pakistan. A Karachi,
una città di 20 milioni di abitan-ti, il centro economico del Paese
e melting-pot etnico, è in corso
una guerra civile su più fronti
che vede coinvolti Taliban, se-paratisti baluchi, altri gruppi et-nici armati e gang mafiose.
Intanto l’economia è sull’or-lo del baratro: il Paese è vicino al
default per i prestiti esteri e il
suo indebitamento, con riserve
di valuta straniera di appena sei
miliardi di dollari, pari a sei set-timane di importazioni. È indi-spensabile che si formi quanto
prima un nuovo governo, in
grado di chiedere al Fondo mo-netario internazionale un co-spicuo piano di salvataggio. L’e-lettricità manca per anche 16
ore al giorno, le riserve di gas so-no ai minimi, il costo del petro-lio è a livelli astronomici e tutto
ciò ha portato alla chiusura di
molte fabbriche e all’impenna-ta della disoccupazione giova-nile. 




Ecco perché queste elezioni
sono cruciali. Dato che il Ppp ne-gli ultimi cinque anni è stato im-pegnato a fare guai e a guada-gnarsi il disprezzo generale per
la sua incompetenza e la massic-cia corruzione, la popolazione
ora spera che prevalga uno degli
altri due partiti.
Il più forte è la Lega musulma-na pachistana all’opposizione,
guidata dai fratelli Nawaz e Sha-baz Sharif, che gode di enorme
popolarità nella provincia del
Punjab, la più vasta, governata
fino a poco tempo fa da Shabaz
Sharif. Il partito è in grado di of-frire un miglior governo al Paese
ed è anche “business friendly”,
ma è anche troppo vicino ai
gruppi militanti islamici, che di
proposito non hanno preso di
mira i raduni elettorali nel
Punjab.
In rapida rimonta è il nuovo
partito guidato dall’ex giocato re di cricket Imran Khan, che si
appella ai giovani, pari al 30 per
cento dell’elettorato. Imran
Khan promette un rinnova-mento completo del sistema di
governo e dedica grande atten-zione allo sviluppo e all’istru-zione. Promette la fine delle po-litiche feudali e dinastiche delle
famiglie Bhutto e Sharif, ma nu-tre anche lui simpatie per i Tali-ban e ha idee estremamente
reazionarie per ciò che concer-ne le donne, le minoranze non
musulmane e la giustizia isla-mica. Benché occidentalizzato
e un tempo sposato con un’ere-ditiera britannica, Khan è molto
anti-americano e anti-occiden-tale e dà agli Stati Uniti e all’Oc-cidente in generale la colpa di
molti dei mali del Pakistan. Per
qualche ora ieri la sua rimonta è
sembrata a rischio: Khan è stato
ricoverato dopo una caduta di
cinque metri dal montacarichi
che lo portava sul palco dove
avrebbe dovuto tenere un co-mizio a Lahore. Ferito alla testa,
ha fatto tremare i suoi sosteni-tori: ma le ultime notizie ieri lo
davano cosciente e fuori perico-lo, tanto che si parla di un suo ri-torno in scena nel giro di poche
ore.
Facendo differenze tra i vari
partiti politici, i Taliban hanno
contribuito a creare profonde
divisioni fra le forze democrati-che. Così i partiti di Imran Khan
e Nawaz Sharif, che non sono
stati presi di mira dai Taliban,
non hanno condannato aperta-mente l’uccisione dei loro colle-ghi dei partiti aggrediti. Sembra
che tutti, in Pakistan, abbiano
paura dei Taliban.
La confusione che Imran
Khan trasmette sulla sua idea di
Islam è lo specchio perfetto del-la crisi di un Paese dove le idee
estremiste che emergono dai sa-lotti della classe media come dal-le aree tribali stanno entrando in
conflitto diretto con i valori laici
e liberali che la maggior parte dei
pachistani coltiva da 60 anni.
Adesso ci si uccide a vicenda per
le interpretazioni dell’Islam, e
ciò va a tutto vantaggio dei Tali-ban.
Molta di questa confusione è stata alimentata anche dal po-tente esercito e dai suoi servizi
d’intelligence, che sin dagli anni
Settanta hanno addestrato, fi-nanziato e armato gli estremisti
islamici perché combattessero
nel Kashmir indiano e in Afgha-nistan. L’esercito, che ha gover-nato il Paese quattro volte, pren-de ancora oggi tutte le decisioni
più importanti di in materia di
politica estera e crede in un dog-ma della sicurezza nazionale in
virtù del quale l’India è l’eterno
nemico. L’esercito non è più in
grado di controllare i militanti
che tra l’altro si stanno infiltran-do nelle sue stesse fila.


Nonostante tutto, c’è ancora
speranza che queste elezioni
possano portare a un governo
competente — molto verosimil-mente una coalizione di vari par-titi — in grado di comprendere la
crisi del Paese e iniziare ad af-frontare i suoi problemi. In ogni
caso, saranno indispensabili
cambiamenti radicali per allon-tanare il Pakistan dalla spirale di-scendente nella quale si trova
adesso.
(Traduzione di Anna Bissanti )


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