domenica 12 gennaio 2014

R2 - Il pomo della discordia la mela che non annerisce

L
A NUOVA mela che
non diventa mai nera
ha un nome che si addice bene al freddo glaciale di
questi giorni negli Stati Uniti. Ma la “mela artica” sta anche riaccendendo le polemiche sui cibi ogm. E questa
volta, a schierarsi contro sono persino gli agricoltori  L
a nuova mela che non
diventa mai nera ha un
nome che si addice bene al freddo glaciale di
questi giorni negli Stati Uniti. Ma la “mela artica” sta anche riaccendendo le polemiche
sui cibi ogm. E questa volta, a
schierarsi contro le manipolazioni delle biotecnologie, sono persino gli agricoltori: temendo un aumento dei costi e una reazione indispettita dei consumatori, chiedono al governo americano di
mettere al bando il frutto hi-tech.
Il pomo della discordia è stato
messo a punto dai ricercatori di
una piccola società canadese, la
Okanagan Speciality Fruits. Senza introdurre geni di specie diverse, come accade invece in altri
ogm, hanno semplicemente manipolato una sequenza genetica
della mela riducendone gli enzimi responsabili dell’annerimento. Risultato: se le mele artiche
vengono sbucciate o tagliate a
spicchi, restano dello stesso colore, senza ossidarsi. I vantaggi
sembrano ovvi: le mele conservano sempre un aspetto di freschezza e si prestano a essere preparate in anticipo e consumate
con più flessibilità, ad esempio
per uno snack dietetico o per la
merenda dei bambini. «A molta
gente mangiare una mela intera
sembra troppo impegnativo e
spesso ne fanno a meno», ricorda
Neal Carter, fondatore e presidente della Okanagan. «La nostra
speranza è di far aumentare le
vendite di mele come è successo
con le baby-carote». Per il momento l’azienda canadese ha
chiesto l’approvazione ufficiale
per due varietà, la Arctic Golden e
la Arctic Granny, derivate dalle
due celebri cultivar.
Non c’è dubbio che il consumo
di mele sia in flessione, almeno
negli Stati Uniti, dove si è passati
da una media di 10 chili annui a
testa negli anni Ottanta agli otto
chili attuali. E forse la nuova “mela perfetta” potrebbe risollevare il
mercato. Ma perché allora i frutticoltori dello stato di Washington, dove si concentra il 44 per
cento della produzione americana di mele e 75mila ettari di alberi da frutto, sono contrari? E perché Christian Schlect, presidente
del Northwest Horticultural
Council, l’associazione di categoria, avverte che i suoi soci non
hanno alcun interesse nella mela
artica? L’opposizione non è legata a ragioni di salute: come quasi
tutti gli agricoltori americani, infatti, e come lo stesso dipartimento all’agricoltura di Washington, i
produttori di mele non ritengono
che i cibi geneticamente modificati siano pericolosi. Del resto, a
differenza dell’Europa, gli Stati
Uniti sono molto più permissivi
in materia. In realtà i frutticoltori
temono da un lato che l’eventuale successo della mela artica li costringa a investimenti massicci
per riconvertire le colture, dall’altro che possa deteriorarsi l’immagine della mela come prodotto sano e naturale. Fanno notare,
in particolare, che a differenza di
altri ogm che arrivano sulle men  se sotto forma di alimenti trasformati, la mela artica sarebbe il primo prodotto geneticamente modificato a essere mangiato così
com’è. Decine di migliaia di coltivatori hanno già scritto al ministero dell’agricoltura, che sembra propenso ad approvare le
Arctic Golden e le Arctic Granny,
ma ha anche annunciato che fino
alla fine di gennaio raccoglierà le
opinioni del pubblico e degli
esperti, prima di prendere una
decisione definitiva.
A battersi contro il via libera sono ovviamente anche i gruppi noogm. «Che cos’è la mela artica?»,
si chiede ironicamente Lucy
Sharratt, del network canadese
anti-biotecnologie: «È forse una
mela marcia che sembra invece
fresca? E non basterebbe, per ritardare l’annerimento, mettere
un po’ di limone? E chi non sa
che il cambiamento di colore
delle mele tradizionali non incide per nulla sulle caratteristiche organolettiche?». D’altra parte,
secondo un sondaggio commissionato dalla Okanagan, il
pubblico americano sembra favorevole all’arrivo del nuovo
frutto: sei consumatori di mele
su dieci si dicono pronti ad acquistare la mela artica

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