venerdì 16 agosto 2013

R2 - 8/7/13 - Nuova Tv Paradiso

Mentre il cinema punta sempre
di più su filmcostruiti sugli effetti
speciali e su sequel di kolossal di
successo, nell’ultimo decennio le reti
americane hanno investito in qualità
e sperimentazione soprattutto nelle
serie.Aprendo nuovi spazi ai grandi
autori, da Spielberg a Scorsese. E
anche in Italia ora si tentano nuove
strade per conquistare un pubblico
più colto ed esigente


a tv non è più quella di una volta.
Un pensiero ricorrente da qual-che tempo di fronte a immagini
non esattamente caste, o persino
spinte, dialoghi dal linguaggio
piuttosto rude, e vicende intricate dai ri-svolti psicologici complessi. È vero, la tv non
è più quella di una volta, è cambiata, ha ini-ziato a raccontare storie diverse, ad essere
meno bonaria, ha aperto le sue stanze pol-verose a storie complesse, a personaggi più
problematici, a tematiche scabrose. E lo ha
fatto con il formato delle serie tv che negli ul-timi dieci anni hanno profondamente rivo-luzionato lo scenario della narrazione tele-visiva. E stanno “rubando” al cinema regi-sti, sceneggiatori, attori. Perché Hollywood
ha smesso di sperimentare trame e linguag-gi, e si limita a riproporre prequel e sequel,
numeri 2 e 3 di filmoni di cassetta. Mentre
soprattutto le tv via cavo, e in particolare
Hbo, hanno iniziato a proporre serie di al-tissima qualità cinematografica raggiun-gendo livelli straordinari negli ultimi anni, a
cominciare dai  Soprano , che poco più di
una decina di anni fa ha rivoluzionato il mo-do di raccontare la mafia italo-americana.
a allora in poi i mi-gliori nomi di Hol-lywood si sono tra-sferiti armi e bagagli
sul piccolo schermo
in cerca di maggiore libertà. Ecco
nascere serie come  Band of
brothersprodotta da Steven Spiel-berg e Tom Hanks che ha amplia-to il racconto della seconda guerra
mondiale aperto da Salvate il sol-dato Ryan. Oppure la straordina-ria e premiatissima miniserie Mil-dred Pierce , tratta da James Cain,
con Kate Winslet e diretta da Todd
Haynes. Martin Scorsese si è mi-surato con un “film in dieci ore”
come  Boardwalk Empire con Ste-ve Buscemi. Ma ci sono anche il
Sam Raimi di  Spartacuso l’Oliver
Stone di “Untold history of the
United States”. Per non parlare del
fenomeno  Il trono di spade , kolos-sal da sessanta milioni di dollari
per dieci puntate, giunto alla terza
stagione, la quarta in preparazio-ne, trionfale approdo della seria-lità televisiva alla convergenza fra
gradimento del pubblico e con-sensi unanimi della critica. Da noi
Sky prova a seguirne le orme e do-po Romanzo Criminale,  In treat-ment e  Faccia d’angelo, eccellenti
esempi di serialità di qualità tutta
italiana, sta per proporre  Gomor-ra , serie che vedrà dietro la mac-china da presa Stefano Sollima,
ma anche Francesca Comencini.
Sono tutti prodotti televisivi che
hanno poca parentela con i “tele-film” di un tempo. Come sottoli-nea Martin Scorsese che con la sua
serie Boardwalk Empireha rac-contato la mafia di Atlantic City: «È
davvero interessante quello che
sta accadendo e soprattutto con
Hbo, quello che avevamo sperato
alla metà degli anni 60 quando i
film venivano fatti per la televisio-ne. Avevamo sperato che ci fosse
questo tipo di libertà, l’abilità di
creare un altro mondo e sviluppa-re personaggi in una forma narra-tiva lunga, ma non accadde con la
tv degli anni Settanta e Ottanta» ri-corda Scorsese, «Sono stato tenta-to nel corso degli anni di farmi
coinvolgere in questi progetti pro-prio per la possibilità che offrono
di approfondire le storie e i perso-naggi. E’ una nuova opportunità
che rende la televisione molto di-versa da quella del passato».
Stiamo assistendo, insomma,
alla rivincita del “piccolo scher-mo”, la tv, che prova (e in molti casi
ci riesce) a conquistare un pubbli-co più colto ed esigente. Più Hol-lywood punta le sue carte su pro-duzioni ad alto tasso tecnologico-spettacolare, supereroi, 3D e ani-mazione, catturando il pubblico
più giovane, più si crea spazio per
una tv d’autore che sta chiamando
a raccolta registi, sceneggiatori, at-tori del cinema, tesi a realizzare se-rie tv adulte, ben scritte, adatte a un
pubblico che chiede un intratteni-mento di spessore. «I soldi contano
poco, a me piace lavorare per la te-levisione», dice Oliver Stone, «pro-prio perché ti lascia la possibilità di
realizzare progetti interessanti che
oggi il cinema spesso rifiuta, hai
possibilità di sperimentare lin-guaggi nuovi e di affrontare temi
importanti. Hollywood non ama
più nessuna di queste cose».
Pian piano la televisione sta
cambiando anche da noi, con le
produzioni messe in campo da
Sky, che reggono bene il confron-to con le più grandi serie america-ne. «E’ un’avventura che ci coin-volge molto», dice Nils Hartmann,
direttore di Sky Cinema e respon-sabile della produzione di fiction
della piattaforma satellitare «Il no-stro modello è stato ovviamente
quello Hbo, che ha avuto la capa-cità di attirare grandi autori, scrit-tori e attori. E’ quello che facciamo
anche noi, ci siamo guadagnati
credibilità con prodotti di qualità,
dalla scrittura alla realizzazione».
Ma di chi è la responsabilità di
questa migrazione di talenti dal ci-nema alla tv? «Innanzitutto negli
Usa è cambiato il pubblico delle sa-le cinematografiche», sottolinea
Paolo Virzì, «che è sempre di più
composto da teenager, mentre per
le tv, soprattutto quelle via cavo, c’è
un pubblico selezionato che ama
seguire storie magari meno spetta-colari ma più controverse, temi
che erano patrimonio della “new
Hollywood” degli anni Sessanta e
Settanta e che ora trovano nuova
vita in tv grazie al lavoro di scene iatori e registi che arrivano da quel
cinema. Da noi siamo solo agli ini-zi, la tv via satellite sostiene queste
nuove produzioni, mentre le tv
“mainstream” continuano a fare
fiction per anziani e famiglie». Pro-prio questi cambiamenti hanno
annullato la divisione di ruoli «che
penalizzava chi faceva tv e vicever-sa»,  ricorda lo sceneggiatore Ste-fano Rulli «prima c’era una gran-de diffidenza verso il piccolo
schermo da parte di chi faceva ci-nema, oggi le cose sono cambiate
proprio in virtù della qualità delle
serie tv americane, modelli alti
che hanno indicato la strada da
percorrere». Serie come Sex and
the city ,  Californication,  The
walking dead ,  Dexter ,  Csi,  Grey’s
Anatomy , o l’ormai leggendario
Lost , hanno cambiato le regole
della serialità televisiva, ottenen-do anche un clamoroso successo
di pubblico e diventando in alcuni
casi veri fenomeni di costume.
Che la qualità della produzione
televisiva si sia molto alzata lo con-ferma Gideon Raff, produttore di
serie popolari come  X-Files o  24e
trionfatore della scorsa stagione
con il thriller spionistico  Home-land : «Negli ultimi cinque o sei an-ni il pubblico si è abituato a vedere
produzioni televisive di grandissi-ma qualità. Certo, non tutta la tv è
così, ma neanche il cinema pro-duce solo qualità». «E’ vero», dice
Saverio Costanzo, passato al pic-colo schermo per dirigere la ver-sione italiana di  In treatment «C’è
molto cinema nel mondo ma i film
bellissimi sono sempre stati rari.
Allo stesso tempo l’intratteni-mento della tv è cresciuto in ter-mini di qualità. Ma è sempre il ci-nema che apre la strada».
Sky gioca un ruolo importante
in questo cambiamento: «La na-tura del nostro mercato, per forza
di cose, ci costringe a doverci di-stingu ere da Rai e Mediaset», sot-tolinea Hartmann, «Senza toglie-re nulla alla qualità delle loro fic-tion, noi puntiamo a un pubblico
diverso ma anche a un livello qua-litativo differente. Abbiamo una
sola regola: se non riusciamo a
raggiungere un certo livello qua-litativo è meglio che non produ-ciamo nulla. E poi è diverso il no-stro modo di lavorare, senza
compartimenti stagni».
Anche le tv generaliste comun-que trovano sempre più spazi per
riproporre i prodotti migliori an-dati in onda sulle pay, come è ac-caduto con le serie americane di
maggior successo trasmesse da
RaiDue o Italia 1, e come accadrà
con la politica  Scandal che sarà
trasmessa da RaiTre da settembre
o  In treatmentche arriverà su La 7.
«La serialità di qualità abitua il
pubblico a una narrazione dram-maturgica sensata, e a una recita-zione misurata e realistica» sotto-linea ancora Costanzo «Dare al
pubblico una cosa fatta con cura fa
bene. Se non hai fiducia nello spet-tatore e gli dai il nulla, lui non avrà
più fiducia in te e in quello che fai».
Proprio la considerazione che
la qualità paghi in termini di ascol-ti apre spazi sempre maggiori an-che in Italia a chi viene da un cine-ma sempre più in affanno. Virzì:
«Si è aperta una strada che potrà
portare dei frutti importanti, qui ci
sono attori, registi, sceneggiatori
di grandissimo livello. La tv, ma
anche le piattaforme digitali per
smartphone e tablet, apriranno
altre porte. Ma il cinema di qualità
non scomparirà...».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
GABRIELE ROMAGNOLI
■ 27
@
LUNEDÌ 8 LUGLIO 2013
la Repubblica PER SAPERNE DI PIÙ
www.hbo.com/
dipollina.blogautore.repubblica.it/
Le serie
I SOPRANO
Nata nel 1999 sul canale
via cavo Hbo, ha
rivoluzionato il modo di
raccontare la mafia
LOST
Creata da J.J. Abrams
per la Abc, ha cambiato
le regole del racconto tv
IL TRONO DI SPADE
Kolossal fantasy della
Hbo tratto dai libri di
George R.R. Martin
IN TREATMENT
Ideata in Israele, passata
alla tv Usa, la versione
italiana è p




Nessun commento:

Posta un commento