mercoledì 5 giugno 2013

3/6/13 - Il boom del Marocco: i vu cumpra’ siamo noi di Roberto Morini

l mondo sottosopra”. É sorpreso perfino Hein de
Haas che di immigrazioni se ne intende. É condi-rettore dell’International Migration Institute del-l’università di Oxford e autore di uno studio sui
flussi di migranti negli anni della crisi. Ne parla anche la
sezione dedicata alle notizie dall’Africa del settimanale
americano Christian Science Monitor: “Cresce l’immi -grazione spagnola in Marocco”. Di quanto? Sarebbe
quadruplicata tra il 2003 e il 2011 con un’impennata
soprattutto a partire dal 2008, l’anno di inizio della crisi
economica. Karis Hustad, collaboratore del sito d’in -formazione statunitense, che ha studiato il fenomeno
vivendo in Marocco per alcuni mesi, lo spiega così ai
suoi concittadini: “É come se domani gli americani co-minciassero ad andare in Messico a cercare lavoro”.
I numeri e il fenomeno
I numeri non sono clamorosi, ma il fenomeno sì. I primi
segnali erano già comparsi alcuni mesi fa in un rapporto
Ocse sulla crisi economica spagnola. Gli emigrati spa-gnoli che ufficialmente vivono e lavorano nel nord del
Marocco sono tremila. Ma si calcola che in nero questa
nuova emigrazione, che capovolge i flussi tradizionali,
sia molto più ampia: sarebbero almeno diecimila i la-voratori spagnoli entrati in Marocco nell’ultimo anno,
senza registrarsi e lavorando illegalmente, spesso solo
per periodi brevi. A questi bisogna aggiungere i figli dei
marocchini nati e residenti in Spagna, che la crisi ri-sospinge verso la terra delle origini, e anche molti im-migrati della comunità marocchina in Spagna, calcolata
in ottocentomila persone, che potrebbero decidere, se
non c’è una inversione dell’economia europea, di tor-nare a casa.
Del resto non è difficile per uno
spagnolo entrare in Marocco.
Per i marocchini che vogliono
emigrare è necessario il visto
d’ingresso, tutt’altro che facile
da ottenere, come dimostrano le
forti polemiche sollevate dal go-verno Zapatero e dalla sua linea
dura contro l’immigrazione. Se-condo le associazioni non go-vernative che assistono i mi-granti dal 2005 sarebbero quat-tromila, provenienti da diversi
paesi africani, i morti in mare
nel tentativo di raggiungere la
costa spagnola, di superare i pochi chilometri che se-parano Tangeri da Gibilterra o da Tarifa. Per gli spa-gnoli che vanno in Marocco, invece, non serve nessun
permesso, nessun visto particolare per soggiorni fino a
tre mesi. É solo necessario che tornino sul suolo spa-gnolo per far ripartire un nuovo periodo di tre mesi di
soggiorno. E non occorre riattraversare lo stretto: la
madrepatria è anche di là dal mare, nelle città spagnole
in terra marocchina di Ceuta e Melilla.
Da Tarifa, pochi chilometri a ovest di Gibilterra, il pun-to dell’Europa più vicino all’Africa, partono ogni ora
traghetti di diverse compagnie che con 25 euro portano
a Tangeri in meno di mezz’ora. E si può iniziare l’av -ventura. Spesso partendo pro-prio dei ristoranti spagnoli di
Tangeri, dove hanno bisogno,
soprattutto durante la stagione
turistica, di chef e camerieri spa-gnoli. I nuovi migranti lavorano
infatti soprattutto nel turismo,
ma anche nel settore delle co-struzioni e nei call center. Sono
quasi sempre lavori precari, pa-gati di solito intorno ai tremila
dirham, l’equivalente di meno di
300 euro al mese. Ma nel paese
del Maghreb il costo della vita è
molto inferiore a quello della
Spagna e con questa cifra si può
vivere, soprattutto per un giovane solo. Hustad però
racconta anche la storia di un meccanico di 36 anni,
precipitato nella crisi un anno fa a Vigo in seguito ai
licenziamenti della società elettrica per la quale lavo-rava. Dopo sei mesi di inutile ricerca di un nuovo lavoro
in Spagna, Marcos Martinez decise di emigrare in Ma-rocco per ricominciare facendo il meccanico in Nord
Africa. Ma ha dovuto lasciare a Vigo la moglie e due
figli. E in questi casi non è facile tirare avanti, con una
famiglia da mantenere.
La disoccupazione in Spagna
Le storie come la sua sono tante, perché la disoccupa-zione in Spagna ha superato il 27 per cento. C’è stata, è
vero, una leggera flessione ad aprile. Ma è un dato sta-gionale, legato al turismo. Secondo l’Ocse un giovane su
due non studia né lavora. Una recessione profonda. I
numeri dell’economica marocchina invece sono ottimi:
il Pil, che negli ultimi anni è cresciuto in media del 5 per
cento all’anno, dovrebbe tenere anche in questa fase di
crisi con un più 4,3 per cento nel 2013, sostenuto so-prattutto dal boom dell’agricoltura (più 5,8 per cento) e
da un buon dinamismo nelle altre attività economiche:
più 4,1 per cento, con una componente forte dell’in -dustria, che cresce del 4,9.
É uno dei simboli di una economia in crescita che sti-mola molti spagnoli a tentare la fortuna oltre lo stretto
di Gibilterra.

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