domenica 29 settembre 2013

Assisi, il Poverello patrono del business

A
d Assisi l’accoglienza non pre-vede neanche la possibilità di an-dare al bagno gratis. Se uno ha la
sfortuna di un bisogno impellen-te deve sperare nella fortuna di avere ses-santa centesimi  brevi manu , altrimenti è
inevitabile affidarsi a una preghiera per
impietosire il responsabile della toilette co-struita sotto il piazzale inferiore della Ba-silica di San Francesco. Niente da fare. Al
pellegrino gli spicci vengono donati da un
benefattore.
Soldi, incasso, business, questa è la formula
vincente nel paese del Poverello. Basta
camminare per le vie, inerpicarsi per le
salite, prendere fiato nelle discese, leggere i
prezzi (mediamente alti) fuori da negozi,
bar, agenzie immobiliari, società specia-lizzate in pellegrinaggi per capire che dello
spirito evocato in questi mesi dal papa,
fatto di carità, profilo basso, accoglienza,
c’è veramente poco: qui è anche impos-sibile trovare un punto di appoggio per mangiare il pro-prio, tutto è organizzato per obbligare il forestiero a
usufruire dei servizi locali. E spendere. Ancora peggio se
prendiamo alla lettera le parole pronunciate la settimana
scorsa da Francesco: “Che i conventi siano aperti ai bi-sognosi, non siano alberghi”. Bussiamo alla Casa di Santa
Brigida, gestita dalle suore Svedesi: la struttura è stata
restaurata magnificamente, nel totale rispetto della tra-dizione umbra, con mattoncini a vista, legno alle fi-nestre, una rara vista sulla vallata e su Santa Maria degli
Angeli. “Buongiorno vorrei sapere se avete posto a metà
ottobre per un gruppo di venti fedeli”. “Mi dica i giorni
esatti”, risponde una suora di colore, modi bruschi, una
vaga inflessione tedesca. “Dal 14 al 16, o anche dopo, a
seconda della disponibilità”. In silenzio prende il registro
delle presenze. Sfoglia. Riflette, gioca con la matita. Poi
sentenzia: “È tutto pieno fino a novembre. Per caso nel
gruppo ci sono bambini o molto anziani?”. “Cosa, scu-si?”. “Sì, i bambini causano confusione, mentre gli an-ziani creano problemi, meglio se li sistemate in una strut-tura più centrale. Non siamo attrezzati per gli ospiti
disabili”. “Bene, qual è il prezzo?”. “65 euro la pensione
completa, 55 la mezza. Guardi che le stanze hanno ogni
comfort, compreso il bagno privato. Aspetti, le do la
brochure”.
La parola magica è “offer ta”
Riprendiamo il cammino. A cinquecento metri in linea
d’aria incontriamo la Casa di Accoglienza di Santa Eli-sabetta d’Ungheria, sul portone un semplice campanello
e indicazioni su orario e giorno. “Se abbiamo posto per
trenta persone? Ne accogliamo fino a sessanta”, illustra
una laica davanti a un bancone con sopra una lunga serie
di portachiavi a forma di croce in legno. “Quanto costa
una stanza? No, qui si va a offerta... comunque 55 euro a
notte”. Ecco la parola magica: offerta. Ad Assisi ogni
ordine ha la sua struttura, ogni ordine negli anni ha
conquistato il proprio spazio per marcare una presenza
in uno dei luoghi di maggior pellegrinaggio al mondo.
Ogni ordine accoglie, ma solo a pagamento, un paga-mento mascherato “da offerta”. Un frate da quindici
anni presente nella cittadina ci dà il buongiorno, ma in
stile don Abbondio preferisce evitare la pubblicazione
del suo nome di battesimo: “Non vorrei avere problemi
con gli altri fratelli. Comunque sì, qui funziona così, qui
è business. Cosa? Lo so, non è bello, abbiamo perso
completamente la via indicata da Francesco e con l’e-scamotage dell’offerta alcune strutture possono usufrui-re di benefici fiscali, come la tassa sull’immondizia o
l’Imu. Ad Assisi oltre a San Francesco, si ringrazia anche
un altro beato: ‘San Terremoto’”. Anno 1997: un sisma
sconquassa Marche e Umbria. Danneggiate anche Fo-ligno, Nocera Umbra,
Preci, Sellano. E, appunto,
Assisi dove muoiono in
diretta televisiva quattro
persone tra tecnici e frati,
impegnati nella verifica
dei danni. Le immagini
del crollo vennero riprese
da un cameraman di Um-bria Tv, in quel momento
presente all’interno della
basilica. “Per la ricostru-zione sono giunti miliardi
su miliardi, tanti, più i
fondi stanziati per il Giu-bileo del 2000 – spiega
l’ingegner Paolo Marcuc-ci, consigliere comunale –
in ambo i casi parliamo di
finanziamenti pubblici
che hanno reso Assisi
quello che è oggi,
con qualche
stortura o fa-cilitazione a
favore dei frati”. Per scoprire a cosa si
riferisce l’ingegner Marcucci, dobbia-mo tornare virtualmente ai bagni
sotto la Basilica, quella struttura è
al centro di un contenzioso tra
l’ordine religioso e la stessa Assisi:
la piazza è del Comune; i frati ci
realizzano dei locali a spese dello
Stato, “poi con un atto arbitrario
modificano  a  loro  nome  l’i n t e s t a-zione catastale precedentemente
intestata al Comune di Assisi –
continua Marcucci – il Comune fa
ricorso contro questa procedura,
per la quale si arriva in Cassazione.
Peccato che in campagna elettorale
il sindaco ha promesso di risolvere
la faccenda e di rinunciare al ri-corso”.  In sostanza  l’a m m i n i s t r a-zione ha regalato ai frati la piazza
inferiore e i suoi bagni
“e poi vada a fare un sal-to al negozio sotto la Ba-silica, ogni tanto si di-menticano di battere lo
scontrino”, sollecita di
nuovo il nostro “don
Abbondio”. Cartoline,
ovvio. Crocefissi in tutte
le forme, misure, mate-riali. San Francesco
ovunque, Francesco an-che. Calendari, tazze, ma anche vino, liquori, rossetto per
le labbra, saponi e prodotti di cosmesi come il gel struc-cante alla calendula. A noi lo scontrino lo
fanno con altri scatta la dimenticanza.
“Professore, professore!” urla un signore
dall’aspetto modesto per le vie di Assisi, si
rivolge a un cinquantenne dalla cammi-nata impegnata. “Professore per caso sa
dove posso dormire questa notte? So-no disposto a pagare, anche se
come al solito non ho grandi
disponibilità”. Il professore:
“Ora ho fretta, ci penso, ma queste sono giornate difficili, con il prossimo arrivo del
papa è tutto pieno”. Chi chiede aiuto si chiama Gabriele,
viaggia con un paio di buste di plastica piene, si definisce
un colpito dalla crisi, quindi senza lavoro. Si arrangia,
magari fa qualche lavoretto per i conventi, consegna la
posta. “Ma ricevere aiuto qui – racconta – è oramai im-possibile”. Stesso re f ra i n  , simili racconti da Angela Ser-racchioli, bolognese di origine, da otto anni impegnata ad
Assisi e autrice di una guida del pellegrino: “Non esistono
posti dove si offrono pasti ai poveri. Da nessuna parte. Ma
lo sa quanti pellegrini ho visto aggirarsi per la città stupiti
e affranti perché nessun convento li ha voluti ospitare?
Una volta ho rifocillato anche un frate argentino...”.
Prezzi bassi, alti benefici
Direzione suore Alcanterine. Hanno un palazzo cen-trale, dietro un vicoletto buio, chiuso, nascosto, ecco il
portone. Dietro c’è una struttura bellissima, luminosa,
curata, con un ampio chiostro. Di lato è organizzata la
cucina, le suore sono impegnate a impiattare il pranzo.
“C’è posto per una trentina di pellegrini a metà otto-bre?”. “Aspetti controllo”. Solito registro delle presenze.
“Tutto pieno fino a novembre, ma dopo c’è posto. Il
costo è di 55 euro per la pensione completa, abbiamo
anche la cappella”. Sul loro sito è scritto: “L’offerta del
nostro servizio intende rispondere alla necessità di tutti
coloro che, oggi sempre più numerosi, bussano alla no-stra  porta”. A  quanto pare è vero,  rispetto ai “n u m e-rosi”.
“Per noi albergatori tutto questo è un problema: loro
hanno oggettivamente costi molto ridotti, anche solo
di personale – interviene Fabrizio Leggio, proprietario
dell’hotel Windsor Savoia – Le do un solo dato per farle
capire: il costo vivo per ogni mia stanza è di quasi 40
euro. In sostanza non ho quasi più margine”. Ma nella
zona non c’è solo il caso-Assisi. A tre, quattro chi-lometri, nella vallata, a Santa Maria degli Angeli sor-gono due strutture di gran lusso, la “Domus paci” e il
“Cenacolo francescano”. La seconda in particolare è
stata data in gestione a una società straniera previo un
generoso affitto annuale. Così, come recita la pub-blicità, tra uno snack, una passeggiata, un’escursione,
magari la lavanderia, un drink per rilassarsi è possibile
vivere “la splendida atmosfera del luogo con gli ampi
spazi verdi che invitano alla riflessione e garantiscono
un soggiorno perfetto, adatto alle esigenze di tutti i
target di clientela (religiosi, turisti, uomini d’affari, fa-miglie, gruppi, meeting)”. Turisti, religiosi e uomini
d’affari. Anche perché “vicino all’albergo vive una co-munità di Frati Minori disponibili a rispondere alle
esigenze spirituali e morali dei pellegrini e degli ospiti”.
Insomma, pacchetto completo. L’importante è pagare,
anche qui ad Assisi.

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