martedì 16 luglio 2013

Cina, la rivolta sul web “Basta mangiare cani”

S
COPPIA in Cina la rivol-ta contro il consumo
della carne di cane. Per
la prima volta una battaglia
animalista viene adottata
dalla popolazione, che insor-ge contro il festival che oggi,
primo giorno d’estate, offre a
migliaia di appassionati la
possibilità di assaggiare de-cine di ricette a base di cane.coppia in Cina la rivol-ta contro il consumo
della carne di cane. Per
la prima volta una bat-taglia animalista viene
adottata dalla popolazione, che
insorge contro il festival che og-gi, primo giorno d’estate, offre a
migliaia di appassionati la pos-sibilità di assaggiare decine di ri-cette a base di cane. L’appunta-mento è a Yulin, regione del
Guangxi, dove ne saranno servi-te oltre diecimila porzioni: stu-fato, arrostito, o lessato nel bro-do di verdura, alla maniera anti-ca. In Cina non esiste una legge
che tutela gli animali, nemmeno
quelli in via di estinzione. Il con-sumo del cane, come quello del-la pinna di squalo, o della carne
di orso, è un’usanza che risale
dei secoli imperiali. A Yulin cen-tinaia di cuochi si esibiranno co-sì anche nella preparazione del-la carne di gatto, ricostituente
prodigioso, secondo la medici-na tradizionale.
La festa, settantaseiesima
edizione, minaccia però di tra-sformarsi in uno scontro tra i re-sidenti, amanti dei piatti a base
di cane, e gli animalisti metro-politani, mobilitati in tutto il
Paese. Attivisti hanno occupato
alcune strade della città, alzato
manifesti contro la «strage del
miglior amico dell’uomo» e
chiesto al governo di vietare il
banchetto. Il web ha diffuso fil-mati shock in cui si mostrano
branchi di cani stipati nelle gab-bie, picchiati prima di essere uc-cisi e scuoiati, pentoloni fuman-ti in cui vengono gettati i tranci
pronti per la cottura. Proprio la
Rete sta facendo la differenza.
Milioni di cinesi possono vedere
la mattanza dei cani nel Guangxi
e nella nazione, dove solo da po-chi anni è legale possedere ani-mali da compagnia, monta un
vento di indignazione senza
precedenti. A difesa dei cani si
schierano a sorpresa anche i più
famosi chef, star della tivù di Sta-to, che osservano come «visto
che in Cina la disponibilità di
proteine animali non è più un
problema, possiamo smetterla
di sterminare cani e gatti, come
in tempi di carestia». Lo stesso
governo centrale, sotto pressio-ne per la protesta sui social
network, esibisce imbarazzo.
Pechino è stata costretta a in-viare a Yulin «squadre speciali
per monitorare il festival ed evi-tare crudeltà». Alti funzionari
hanno dichiarato che l’iniziati-va non può essere annullata
«perché voluta dalla gente del
posto». Il popolo di Internet
chiede però che la polizia fermi i
camion carichi di cani da carne,
mentre gli organizzatori spiega-no che «nessuno in Europa in-sorgerebbe contro chi consuma
coniglio e cavallo, usanza per
noi atroce». Giustificazione che
indigna gli animalisti e che co-stringe la Cina a prendere atto di
una sensibilità nuova, che dalla
protezione degli animali si
estende alla tutela di fiumi e fo-reste, alla lotta contro l’inquina-mento, contro lo sfruttamento
del territorio e contro il cibo tos-sico. Già due anni fa gli animali-sti avevano liberato oltre 500 ca-ni, ammassati su un camion che
da Pechino era diretto nel Sud.
Azione isolata: grazie ai micro-blog nascono ora gruppi sponta-nei che si mobilitano per sman-tellare con la forza gli allevamen-ti, spesso clandestini, di cani e
gatti da macello. Una mina poli-tica che allarma il partito, diviso
tra chi teme l’impopolarità che
deriva dalla condanna di una tra-dizione e chi invece ha paura di
proteste animaliste che possono
fondersi con altre rivolte, inde-bolendo la stabilità del sistema.
Per il neo-presidente Xi Jinping
ogni soluzione rischia così di ri-velarsi un passo falso: contro an-ziani e contadini dei villaggi,
amanti della carne di cane, op-pure contro giovani e impiegati
metropolitani, che sostengono
«la fine di una barbarie».

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