Edward Snowden è la nuova gola
profonda che spaventa il governo
americano. Ex agente Cia, esperto
di Internet, ha rivelato i segreti
del Datagate:milioni di mail
e telefonate spiate dai servizi Usa
La sua fuga è diventata un thriller
internazionale. L’intelligence
di mezzo mondo gli dà la caccia
e spunta l’ombra della Cina.
Lui ha una sola certezza: “Mi
faranno soffrire”
Mi dispiace, signore, non posso passarle Edward Snowden, questa mat-tina ha pagato il conto e se n’è andato», dice al telefono la voce suaden-te della centralinista del Mira Hotel, uno degli alberghi più lussuosi di
Kowloon, il quartiere dello shopping di Hong Kong, “il posto giusto per
i patiti dell’alta tecnologia”, avverte un depliant promozionale, con tivù
a cristalli liquidi, postazione iPod e wifi gratuito in ogni stanza. «No, signore — precisa la centra-linista — non so dirle dov’è andato». In tanti lo vorrebbero sapere: la Nsa, la Cia, sicuramente i ser-vizi segreti cinesi, quelli britannici che nell’ex colonia cinese erano fino a quindici anni fa i padroni
di casa, più una miriade di giornalisti. Ma come in un film, l’ex agente americano, la nuova “gola
profonda”, l’autore di una fuga di notizie dall’interno del governo degli Stati Uniti come non ne
avvenivano dal tempo del Watergate e dei Pentagon Papers, è di nuovo scomparso.
ora, come al cinema,
gli spettatori di questo
thriller internaziona-le siedono sulla punta
della poltrona chie-dendosi se il protagonista sia un
cattivo diventato buono o un
buono diventato cattivo, «un
eroe della democrazia», come lo
chiama il fondatore di Wikileaks
Julian Assange o un traditore
della patria, come insinuano se-natori Usa democratici e repub-blicani, chiedendo che venga in-criminato per violazione di se-greti di stato — magari, sospetta
qualcuno, per darli alla Cina, vi-sto che è Hong Kong il primo ri-fugio in cui è riparato. Eppure
sembra sincero, il 29enne genio
dei computer che ha rivelato al
quotidiano Guardiandi Londra
tutti i segreti del Datagate, milio-ni o miliardi di telefonate e co-municazioni sul web scrutati e
conservati dagli analisti della
National Security Agency. Per
capirne di più, nel gioco di spec-chi dei servizi segreti, non resta
che riavvolgere il film con un
lungo flash back e farlo ripartire
dall’inizio. Cominciando dal
1984 — guarda caso, il titolo del
romanzo fantapolitico di Geor-ge Orwell su un “Grande Fratel-lo” che sorveglia il mondo —
l’anno in cui Edward nasce in
una famiglia della middle-class
Usa. Siamo nell’America di pro-vincia: Elizabeth City, North Ca-rolina. Lui è un ragazzino come
tanti: occhialuto, pensieroso,
difficile. I suoi si trasferiscono in
Maryland, avvicinandosi alla ca-pitale, lavorano tutti per lo stato,
la mamma come impiegata in
un tribunale, il padre in un altro
ufficio pubblico: seconda pre-destinazione, abitano vicino a
Fort Meade, il quartier generale della Nsa, il servizio segreto che
controlla le comunicazioni, de-stinato a diventare sempre più
importante con la rivoluzione
digitale di Internet.
Svogliato, scontento, Edward
abbandona gli studi senza nean-che finire l’high-school. È il 2003
e a quel punto fa quello che fan-no tanti drop-out , tanti giovani
senza istruzione e lavoro: si ar-ruola nella U.S. Army. È scoppia-ta la guerra in Iraq, la seconda ri-sposta di George W. Bush (dopo
la guerra in Afghanistan) all’at-tacco terroristico all’America del
fatale settembre 2001. Sogna di
entrare nelle Special Forces: ma
si spezza due gambe in un eser-cizio di addestramento, dimo-stra di non essere all’altezza, vie-ne congedato. Altra delusione,
dopo quella della scuola. Trova
un posto come guardia, è pur
sempre un ex-militare, in un uf-ficio clandestino della Nsa den-tro l’università del Maryland. È
l’amo che lo avvicina a un nuovo
mondo. Scopre di averci qualco-sa in comune: la sua conoscenza
da autodidatta dei computer e di
Internet, grandi compagni dei
solitari. Ci sa talmente fare con il
web che l’anno seguente viene
assunto dalla Central Intelligen-ce Agency, la celebre e contro-versa agenzia di spionaggio
americana, come esperto di IT,
Information Technology, anche
se non ha finito gli studi.
Finalmente ha trovato qual-cosa per cui viene stimato. Tan-to che, nel 2007, la Cia lo manda
a Ginevra, crocevia di organizza-zioni internazionali, petrolio,
banche. Viaggia con passaportoiplomatico, partecipa a opera-zioni clandestine, sia pure usan-do solo i polpastrelli sul suo pc,
senza bisogno di menare le ma-ni. Ed è proprio nella capitale
svizzera del denaro che ha la sua
prima crisi: assiste a un complot-to per sbronzare un banchiere,
poi fermato dalla polizia per gui-da in stato di ubriachezza. Un
agente Cia si offre di tirarlo fuori
dai guai, poi esige dal banchiere
informazioni. Edward ha il vol-tastomaco. Forse è ingenuo, for-se è un idealista. Ma compro-mettere il prossimo e mentire
sono armi che non gli piacciono.
Due anni più tardi lascia la
Cia. Accetta lavori per private
contractors , le aziende che lavo-rano per Pentagono e servizi se-greti. Pensa che sia moralmente
differente, ma ben presto com-prende che è la stessa cosa, così
finisce per rientrare nell’intelli-gence dalla porta d’ingresso: as-sunto dalla Nsa. La sua abilità
con i computer a questo punto è
al servizio della sorveglianza
elettronica più sofisticata: «Pos-so spiare te, un giudice, anche il
presidente degli Stati Uniti, se mi
dai la sua email», dirà in seguitoa un giornalista. È sempre più
schifato dal suo mestiere. Conti-nua a farlo, ma in cuor suo ha già
deciso: aspetta solo l’occasione
giusta per smascherare quella
che considera una spaventosa
macchinazione ai danni della
democrazia. La Nsa lo spedisce
in Giappone, poi alle Hawaii.
Edward è giovane, fa carriera,
guadagna bene: 200 mila dollari
l’anno, abbastanza per prende-re in affitto una bella casa con tre
camere da letto a due minuti dal-la spiaggia di Waipahu, non lon-tano da Honolulu. Potrebbe
spassarsela con la sua ragazza,
ma evidentemente pensa ad al-tro. «Quando si è trasferito qui,
mio marito è andato a suonare il
campanello per dargli il benve-nuto nel quartiere», racconta
Carolyn Tijing, la vicina di casa.
«Ha risposto, “bene, grazie” e gli
ha chiuso la porta in faccia. Lui e
la sua ragazza avevano coperto
l’ingresso del garage con una
montagna di scatoloni, perché
non si vedesse cosa c’era dentro.
Non incontravano mai nessuno.
Soltanto alle due o alle tre di not-te, ogni tanto, arrivava un’auto,
scendevano uomini, stavano da
lui pochi minuti e se ne andava-no».
Un mese fa comunica alla Nsa
che deve assentarsi un paio di
settimane per curarsi l’epilessia,
malattia di cui soffre anche la
madre, racconta una scusa alla
sua girlfriend e prende un volo
per Hong Kong. Da lì contatta il
Washington Postper pubblicare
il suo dossier. Parla con un re-porter del quotidiano america-no usando un nome in codice:
“Verax”, in latino significa colui
che dice la verità. Ma forse per-ché è una verità scottante, il Posmette condizioni, rimanda, e al-lora lui si rivolge al Guardiandi
Londra, che pubblica tutto e su-bito. Nell’albergo di Hong Kong
mostra agli inviati del giornale
britannico in che modo copre il
computer con un cappuccio ros-so nel timore che telecamere na-scoste possano carpire la sua
password. Ordina solo room-service: «In un mese sono uscito
tre volte», confida. Perché lo fai?,
chiedono i giornalisti. «Non per
denaro. E nemmeno per dan-neggiare gli Stati Uniti. Ma non
posso permettere che il governo
americano distrugga la libertà di
Internet e le libertà fondamenta-li». Sa di rischiare grosso: «Mi fa-ranno soffrire». Sa che la sua vita
non sarà mai più la stessa. Ha un
vago piano di ottenere asilo poli-tico in Islanda e forse ha qualche
altra carta da giocare: «Ma non
ho paura e non sono pentito».
Sono le sue ultime parole. La
mattina di lunedì 10 giugno
Edward Snowden fa il check-out
dall’hotel Mira e sparisce di nuo-vo. Conosce tutti i trucchi di
quelli che gli danno la caccia. Lo
prenderanno?
GOLPE CONTRO LA COSTITUZIONE
OBAMA NON HA GIUSTIFICAZIONI
Vi spiego perché il Datagate
è il più grande scandalo Usa DANIEL ELLSBERG
S
ECONDO i miei calcoli, l’A-merica non ha mai cono-sciuto una fuga di notizie
più rilevante della diffusione del
materiale della Nsa avvenuta per
mano di Edward Snowden –
compresa la vicenda dei “Penta-gon Papers”, di quarant’anni fa. Il
gesto di Snowden ci offre la possi-bilità di smantellare una porzio-ne fondamentale di un sistema. C
he equivale di fatto a un “golpe esecutivo”
contro la Costituzione Usa. A partire dall’11
settembre la Carta dei diritti per la quale
questo Paese lottò più di 200 anni fa è stata
revocata — dapprima segretamente, poi in maniera
sempre più aperta. In particolare il quarto e quinto
emendamento della Costituzione Usa, che tutelano
i cittadini contro l’arbitraria intrusione del governo
nella loro esistenza privata, sono stati praticamente
sospesi.
Il governo sostiene di aver agito con un mandato
del tribunale emesso sulla base
della Fisa (Atto sulla sorve-glianza e l’intelligence stranie-ra). Quel mandato, ampiamen-te incostituzionale, proviene
però da un tribunale segreto,
lontano da ogni effettiva super-visione e quasi completamente
sottoposto all’esecutivo.
È dunque assurdo che il pre-sidente dichiari che tutto sia
avvenuto sotto il controllo giu-diziario — così come assurda è
la presunta funzione di con-trollo esercitata dai comitati di
intelligence del Congresso. Il
fatto che i leader del Congresso
siano stati “convocati” su que-sto aspetto senza aprire alcun
dibattito, proporre udienze o
indagini e sottraendolo quindi a qualsiasi effettiva
possibilità di un vero e proprio confronto, dimostra
solo quanto in questo Paese il sistema dei controlli e
dei contrappesi si sia spezzato.
Naturalmente gli Stati Uniti non sono diventati
uno stato di polizia. Se scoppiasse una guerra capa-ce di scatenare un movimento pacifista su larga sca-la — come quello che nacque per contrastare la
guerra in Vietnam — o, com’è più probabile, se su-bissimo nuovamente un attentato della magnitudi-ne di quello dell’11 settembre, oggi avrei motivi di te-mere per la nostra democrazia.
La segretezza, e in particolare la segretezza del-l’intelligence delle comunicazioni, si basa su moti-vazioni legittime. Ed è questo il motivo per cui Brad-ley Manning ed io scegliemmo di non rendere pub-blica alcuna informazione ritenuta tale.
Né il presidente né il Congresso possono revoca-re, da soli, il quarto emendamento — ed è per que-sto che quanto rivelato da Snowden sino ad oggi era
stato tenuto nascosto al popolo americano. Nel 1975
il senatore Frank Church parlò dell’Agenzia per la si-curezza nazionale in questi termini: «Ha la capacità
di instaurare in America una tirannia totale, e dob-biamo assicurarci che questa agenzia e tutte le agen-zie dotate di questa tecnologia operino all’interno
della legge e vengano opportunamente controlla-te».
Ciò su cui Church ci metteva in guardia era la ca-pacità dell’intelligence americana di raccogliere
informazioni. Grazie alle nuove tecnologie digitali,
oggi Nsa, Fbi e Cia possono controllare i cittadini con
una precisione che la Stasi — la
polizia segreta dell’ex Ddr —
non si poteva nemmeno so-gnare. Snowden ci rivela che la
cosiddetta “comunità dell’in-telligence” si è trasformata nel-la Stasi Unita d’America.
Siamo dunque precipitati
nell’abisso tanto temuto dal se-natore Church. Adesso che
Edward Snowden ha rischiato
la propria vita per farci sapere
cosa sta accadendo, con un ge-sto di coraggio civile che proba-bilmente indurrà altri individui
in possesso di dati analoghi e
dotati di una coscienza e un pa-triottismo simili al suo a fare al-trettanto — nella sfera pubbli-ca, nel Congresso, nello stesso
ramo esecutivo — intravedo l’inattesa possibilità di
risalire, e uscire, dall’abisso.
Facendo pressione sul Congresso affinché costi-tuisca un comitato apposito per indagare sulle rive-lazioni di Snowden, un’opinione pubblica informa-ta potrebbe ricondurre sotto un’effettiva supervi-sione la comunità dell’intelligence, limitandone il
campo d’azione e ripristinando così le garanzie san-cite dalla Carta dei diritti.
Snowden ha fatto ciò che ha fatto perché ha visto i
programmi di sorveglianza della Nsa per quel che so-no: un’attività incostituzionale e pericolosa. Questa
invasione su larga scala della privacy dei cittadini
americani e stranieri non contribuisce alla nostra si-curezza, ma mette a rischio le stesse libertà che desi-deriamo tutelare.
© The Guardian — La Repubblica
(Traduzione di Marzia Por
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