martedì 16 luglio 2013

R2 - L’era del crowdfunding le buone idee pagate dal web

Per una buona idea c’è sempre
speranza. È questo il messaggio
del web. Se le banche chiudono le porte
o i soldi non bastano,  i giovani pieni
di talento lanciano il loro progetto
nel mondo virtuale.  Dal mouse
intelligente alla radio, dalla sitcom
allo smartwatch, ecco le imprese
di chi ce l’ha fatta. Anche se ancora
vanno stabilite regole chiare



 

Trovare online i soldi che ser-vono per realizzare un pro-getto, prendendo bene la mi-ra e rivolgendosi alla commu-nity giusta attraverso piat-taforme specializzate. Il crowdfun-ding, forse il fenomeno economico più
promettente del momento per chi è
giovane e ha una buona idea, che si
tratti di un ingegnere o di un filmaker,
di un musicista o di un architetto, si
può spiegare così. E in Italia, dove è ap-pena cominciato, ha già raccolto 13 mi-lioni di euro e comincia a collezionare
case history di successo, dalla Vivax,
valigetta indistruttibile per laptop al
mouse intelligente, dal film “definiti-vo” sulla storia dei dischi in vinile al
servizio di porcellana dei D’Azeglio
che, così, ha potuto entrare nella colle-zione di Palazzo Madama a Torino. 
«La cosa più importante per chi lancia
una campagna crowd è riuscire a far par-lare di sé — racconta Mattia Ventura, il
ventenne romano che ha ideato Vivax
dopo aver raccolto le lamentele di amici
fotografi e professionisti che si lamenta-vano per i danni alle loro apparecchia-ture — Noi abbiamo fatto il botto quan-do mashable. com, il terzo blog più visi-tato al mondo, si è occupato di noi».

l clima è frizzante come ci si
aspetta da un nuovo movi-mento: «La notizia — spiega
Daniele Ferrari, social me-dia manager modenese che
fa da consulente a chi ha buone
idee ma non sa come lanciarle —
è che esistono giovani ingegneri
italiani che anziché scappare al-l’estero o piangere perché le ban-che hanno chiuso i rubinetti han-no messo il loro prodotto in vetri-na e lo hanno fatto conoscere in
tutto il mondo, raccogliendo le
30.000 sterline che servivano per
poterlo produrre». È la storia di
Ego! Smartmouse, un’idea nata a
cavallo tra Mantova e l’Emilia Ro-magna che ora sta per essere con-segnata ai primi clienti dopo aver
trovato negli Stati Uniti i partner
per la produzione: un mouse in-telligente, in grado di lavorare
senza appoggio e senza pc. O di
Eppela, la prima e principale piat-taforma italiana generalista: “Se
la raccolta decollerà - è lo slogan -daremo al tuo progetto la spinta
decisiva”. Ma non ci sono solo in-gegneri: a Torino per esempio col
crowdfunding (10.000 euro rac-colti) è stata prodotta “Occhi al
cielo”, una sitcom ambientata in
un ufficio parrocchiale, protago-nista don Paolo, ex pugile dilet-tante alle prese con i debiti, un sa-crestano tifoso del Toro e una bra-siliana appassionata di samba.
L’esempio (mondiale) più sor-prendente, quello che ha fatto da
apripista agli altri, resta Pebble, il
popolarissimo smartwatch che
per decollare ha raccolto online
dieci milioni di dollari e ora viene
prodotto in serie. Per chi lancia
un’idea e ottiene i finanziamenti,
rispettare tempi e qualità del pro-dotto è un “punto d’onore”: «Ab-biamo chiuso la nostra campa-gna di crowdfunding il 12 aprile
— dice Matteo Modé, uno degli
inventori di Ego! — e ora stiamo
completando la produzione e ini-ziando le consegne nei tempi sta-biliti. In questo periodo abbiamo
sempre tenuto aggiornati i nostri
finanziatori con update periodi-ci. Loro sono soddisfatti, e anche
noi perché accade spesso che i
progetto hardware come il nostro
lanciati su Kickstarter (la piat-taforma americana usata dal
gruppo di giovani ingegneri ita-liani per il loro smartwatch,  ndr)
non rispettino le scadenze». Hid-den Radio, ora in vendita a 149
dollari, è un’altra storia di succes-so “inventata” a Milano da John
Van Den Nieuwenhuizen, au-straliano, e da Vitor Santa Maria,
origini brasiliane e vita in Italia. In
pochi mesi hanno raccolto
130.000 dollari tra 800 sottoscrit-tori e realizzato una radio AM/FM
che è anche un bellissimo ogget-to di design (due soli comandi
possibili: alzare il volume e sinto-nizzarsi). Ma tra il 2012 e il 2013
sono nate in Italia anche molte
piattaforme “sociali”, come Fi-nanziami il tuo futuro: l’obiettivo
di questa organizzazione puglie-se, attiva solo in Val d’Itria, è quel-lo di rilanciare l’economia locale
finanziando (con non più di
10.000 euro per ogni idea) i pro-getti imprenditoriali dei giovani o
Kendoo, in provincia di Bergamo,
che funziona secondo il modello
all-or-nothing: chi non raggiun-ge la cifra richiesta nel tempo pre-visto non riceve nulla. Giovani ar-chitetti, come il padovano Alessio
Barollo, hanno lanciato nel fra empo l’idea del civic crowdfun-ding: la raccolta di fondi come
metodo per rilanciare la proget-tazione partecipata e far ripartire
opere pubbliche anche di piccola
entità, come i giardini di quartie-re, altrimenti paralizzate dalla
crisi: a Rotterdam, con questo si-stema, si è costruita la passerella
pedonale che collega due quar-tieri della città. E si affacciano, in
attesa di regole precise, le prime
organizzazioni Equity-based,
chiamate anche Angel Investing
(gli “angeli”, in questo caso, sa-rebbero gli investitori che credo-no in una nuova idea e acquista-no sulla fiducia una quota di par-tecipazione al progetto: “Siamo
Soci”, per esempio, si rivolge ad
aziende non quotate che così
possono anche creare gruppi di
investitori con profili e professio-nalità diverse. Carlo Boccazzi Va-rotto, che da anni si occupa del
rapporto tra innovazione tecno-logica e sviluppo economico, uno
degli organizzatori di Torino-crowdfunding racconta: «Le po-tenziali evoluzioni dell’equity so-no interessantissime. Le persone
in questi anni hanno progressiva-mente perso fiducia nei meccani smi tradizionali di risparmio e di
investimento nelle imprese. Il
crowdfunding potrebbe costrui-re un nuovo rapporto basato sul-la trasparenza e sulla partecipa-zione. Dipenderà dall’evoluzio-ne del quadro normativo». Per
Claudio Bedino, trent’anni, di Al-ba, fondatore di Starteed e tra gli
ideatori di Icn «è possibile che l’I-talia sia uno dei primi paesi al
mondo ad avere una normativa: il
governo Monti l’ha approvata, la
Consob sta per attuarla».
E Daniela Castrataro, autrice
con Ivana Pais della prima analisi
italiana sul fenomeno, aggiunge:
«Sulle piattaforme reward-ba-sed, dove chi mette i soldi riceve al
massimo un esemplare del pro-dotto proposto, vengono in gene-re versate solo piccole somme.
Ma all’equity, che può portare ci-fre più alte, manca ancora una re-golamentazione chiara. Per que-sto sono nate piattaforme come
Starteed che hanno preferito tro-vare soluzioni innovative, offren-do un ritorno economico a chi fi-nanzia ma senza distribuire capi-tale azionario».
Se ne riparlerà il 27 giugno a
Milano, nella sede di Assolom-barda, e in ottobre a Roma con la
seconda edizione di Crowdfutu-re, la più importante manifesta-zione italiana del settore.

 

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